Jun 23

L’Aquila, la Waterloo del Governo.

Per la ricostruzione non c’è un soldo“, dice il sindaco Massimo Cialente. “Io non faccio polemiche, ma a Roma forse qualcuno pensa che le new town, le città provvisorie che abbiamo costruito, forse diventeranno la nuova Aquila. Almeno abbiano il coraggio di dircelo”.

L’altro giorno ventimila aquilani hanno sfilato in corteo e 5.000 hanno occupato l’autostrada. Nemmeno un cenno sul Tg1 e Tg2. Non c’erano case colorate da mostrare e bottiglie di spumante stappate da aquilani riconoscenti. Il sindaco ha allora invitato direttori di quotidiani e di tg e li ha portati nel silenzio del centro. Reti Fininvest e Tg1 hanno ritenuto opportuno non inviare nessuna troupe. “Vi ho chiamati perché voi siete gli occhi del Paese. Avete raccontato la grande solidarietà Click here to find out more! dell’Italia, del governo e della Protezione civile. Diciamo grazie ancora una volta. Ma oggi tutto è fermo e noi aquilani che chiediamo di avere un futuro siamo additati come ingrati, incontentabili e addirittura pericolosi. L’ultima visita del premier Berlusconi è datata 29 gennaio 2010, quando si è cominciato a capire che i denari per la ricostruzione non c’erano. Ho visto un governo imbarazzato perché ha capito che, senza una tassa di scopo, un contributo di solidarietà di tutti gli italiani, non era più possibile assicurare alla città un flusso costante di risorse”.
Fonte

Questa città è il vero emblema delle capacità di questo Governo e delle sue reali intenzioni.
E’ stata usata come scenario di un G8, è stata sfruttata cinicamente come esempio delle capacità del Governo (il “miracolo” de L’Aquila..).
E’ stata sfruttata dagli sciacalli che oggi “siedono alla destra del Premier”.

E adesso… tutto tace.

Quando c’era da “fare la figura”, il nano maledetto era sempre lì, in prima fila, con l’elmetto giocattolo in testa.
Qundo c’erano da spartire i soldi, i suoi accoliti erano sempre al telefono, ridacchiando, anche alle tre del mattino.
E adesso?
Dov’è? Dov’è Berlusconi? Dov’è Bertolaso, il “santo”, “l’eroe”?

Dove sono tutti quei bananas che si spellavano le mani per applaudire questo governo “del fare”, prima che fosse chiaro che si intendeva “del fare gli affari propri”?

Dove sono quei bananas che tanto lodavano gli interventi, che lodavano le nuove case costruite a tempo di record?

Dai garage allagati alle ringhiere montate al contrario: tutte le magagne scoperte dai tecnici del Comune. “A soli 90 giorni dalla consegna segni di deterioramento inaccettabili”.
“Si rendono evidenti segni di deterioramento degli edifici inaccettabili”. Il giudizio è in una articolata relazione del marzo scorso di una sessantina di pagine, corredata da un centinaio di fotografie e redatta dagli ingegneri dell’Ufficio Tecnico del comune de L’Aquila a conclusione di due mesi di certosini sopralluoghi in ogni angolo di quelle costruzioni. Piastra dopo piastra, ballatoio dopo ballatoio, garage dopo garage. Ringhiera dopo ringhiera.
Fonte

Dove sono quei bananas che contestavano chi, come me, sosteneva che non si poteva fare un lavoro non solo buono ma neanche decente in quei tempi?

Scomparsi, come neve al sole.

Perchè, come ci ricordava Alex in un interessante post, con il terremoto i vermi saltano fuori… ma appena passato, tornano evidentemente a nascondersi sottoterra.

Il cancro dell’Italia non è Berlusconi, è vero. Lui è solo la “rappresentazione”, il “vertice”.
Il cancro dell’Italia, oramai è palese, sono i bananas. Sono loro i colpevoli, sono loro che hanno permesso tutto lo sfacelo a cui assistiamo.
Sono loro che lo hanno sostenuto, quelli che ancora lo sostengono per paura delle loro responsabilità.

Malatempora currunt.

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Discussione nel Forum

Mar 16

Signo Presidente, le scrivo.

Questo è il testo della mail che ho inviato al Presidente della Repubblica:

Signor Presidente, sono da ieri un ex-elettore, in quanto, dopo aver visto come avete consentito un cambio delle regole in piena corsa, non ho più intenzione di votare in Italia.
Ho già stracciato la mia scheda elettrorale, e non andrò certo a chiederne una nuova.

Perlomeno ci ho guadagnato una domenica libera da dedicare alla  famiglia.

Mi spiace, ma non sono per niente convinto dalle sue spiegazioni.
Lei sostiene di averlo fatto perchè non era giusto che “gli elettori del PdL non trovassero le loro liste”, ma la colpa di ciò di chi era?
E perchè non si è messo chi ne era responsabile davanti alle proprie responsabilità?

Prima ancora che il diritto di trovare le liste, esiste il diritto DI TUTTI ad avere regole certe e definite.

Lei non ha garantito tale diritto, FONDAMENTALE, consentendone la modifica in corso d’opera.

Pertanto, non sentendomi più garantito, neanche da Lei, non parteciperò mai più al voto in questo Paese che non reputo più democratico.

Subirò come tutti l’arroganza della politica, ne pagherò le spese, ma almeno non mi sarò prestato al gioco.
Io potrò sempre dire: io non ci sono stato.

Con profonda delusione.

Mar 16

Non siete classe dirigente

I partiti della prima Repubblica avevano una caratteristica comune: quella di riconoscersi nella Resistenza e nella Costituzione. Ciò costituiva un prerequisito e un punto indiscusso di unità.
Ci si divideva su tutto ciò che riguardava la politica, le strategie, la visione del futuro del Paese; ma non sugli elementi fondanti, sull’Ordinamento e i poteri dello Stato.
Il senso delle Istituzioni era alto e tutti si sentivano coobbligati a difenderle.
Poi è arrivato lui, il Mule e tutto è cambiato.
Già dal suo ingresso nell’agone politico, il 25 Aprile 1994 , ha mostrato , con tutta evidenza, quello che sarebbe stato il leit motiv di tutto il suo “regno”: ” farò dire una Messa nella mia cappella privata, per tutti i morti, da una parte e dall’altra durante la Resistenza”.
Dietro quella falsa pietà per tutte le vittime, in realtà c’era una gran voglia di farla finita.
Si, c’era nel Mule la voglia irrefrenabile di giungere alla resa dei conti, di liquidare tutto il “vecchiume” statalista; a cominciare da quella Costituzione “scritta sotto dettatura dai sovietici”.
L’emulo della P2 ha fatto suoi tutti i vecchi arnesi utili e necessari per scardinare, prima le fondamenta dello stato repubblicano, poi tutte le conquiste delle classi disagiate degli anni ‘settanta.

L’Unto del Signore si è fatto interprete e paladino di quella massa indistinta, informe, a cui De Carolis ha appioppato il nome di “maggioranza silenziosa” Quella, per intenderci, che guardava torva le manifestazione operaie di piazza, che abbassava le saracinesche al passaggio dei cortei operai e studenteschi.
Certo, diciamola pure tutta: il movimento operaio ha sbagliato, non ha saputo arginare i facinorosi, gli scalmanati che rovesciavano auto, le incendiavano e spaccavano le vetrine.
Gli artefici dello sfascio hanno una grave responsabilità per il clima di odio che si è creato verso il movimento sindacale e operaio.
Non escludo nemmeno che una buona parte di costoro fossero provocatori prezzolati che si infilavano nei cortei per delegittimare il ruolo e la funzione dirigente della classe operaia.
Fatto sta che quella “maggioranza silenziosa” punita dai cortei, marginalizzata dalle politiche dei governi che, via via hanno eroso i margini di discrezionalità dei ceti medi e ridotto gli spazi di manovra, a cominciare dall’evasione fiscale, evasione contributiva verso l’INPS e l’INAIL, ha trovato in Berlusconi l’uomo del riscatto, del ribaltamento di fronte.

Pure con tutti i suoi limiti, la classe operaia e quella studentesca hanno posto sul tappeto questioni ineludibili, quali una migliore ripartizione della ricchezza, maggiori diritti individuali e collettivi: penso al diritto allo studio, il diritto alla tutela delle lavoratrici madri, i diritti delle donne alle pari opportunità, a leggi di civiltà, come quelle sul divorzio e aborto.
Ma penso anche alla riforma previndeziale, con l’introduzione del criterio contributivo, al posto di quello retributivo; alla indivisibilità dei cespiti famigliari tra coniugi per il reddito d’impresa , che , per anni ha costituito il paese del “bengodi” per i lavoratori autonomi, commercianti e quanti potevano legalmente evadere le tasse per questa via.

La deindustrializzazione massiva ha mutato profondamente la struttura economico-sociale del paese e la sinistra ha perso il suo ruolo egemone.
Perfino gli intellettuali, da sempre “grillo parlante” della società, attenti ai diritti sociali, alle condizioni di vita dei diseredati, hanno cessato il loro ruolo e si sono autoconfinati nei salotti.

La società di oggi ha una nuova classe egemone, quella degli “esclusi” di un tempo.
Però questa non è classe dirigente e non lo sarà mai.
La classe operaia, superando i confini ristretti di un contrattualismo di categoria , ha posto con forza i temi del cambiamento, della perequazione, della giustizia sociale.
Questa è una classe disgregata, che non è “punta di diamante” ha bisogno, come una pianta di fagioli, di un “tutore” che la sorregga, che si faccia interprete delle sue aspirazioni.
Una classe amorfa , magmatica, ripiegata su se stessa e sui propri egoismi; entro i quali possiamo rinvenire la scuola privata per i figli, il bel condominio coi vigilantes che lo difendono, il SUv in garage, la seconda casa al mare o in montagna.
Una classe bastevole, autoreferenziale che ha in se le ragioni della propria esistenza ed esiste in quanto sa escludere gli altri dal proprio livello di benessere e che, anzi, concepisce il proprio benessere in funzione del “passo indietro” che devono fare tutti gli altri.
Questa classe , che preferisce “  l’io ” al “noi” il possesso materiale all’elevamento culturale, morale e spirituale, di tutti, non è, lo ripeto, classe dirigente.

Benedetto Croce, ragionando sulla società Italiana vedeva due grandi correnti di pensiero che potevano essere alternative egemoni: quello borghese-liberale e quello proletario marxista.
Il Pensiero liberale è sparito da tempo: ingoiato dall’interclassismo democristiano. Quello proletario-marxista è altrettanto sparito: defunto col la liquidazione dei grandi gruppi induastriali.
Ciascuna di queste due classi, a modo proprio latrice di valori, sono scomparse ed hanno lasciato, nella loro vacanza, il posto al ceto medio che non è mai stato “classe”: spinto e compresso com’è sempre stato , tra borghesia liberale e proletariato di ispirazione marxista.

Eppure il miracolo si è compiuto: la non classe ha partorito i suoi “valori” i suoi punti di riferimento: consumismo, perbenismo di maniera, immediatezza, arrivismo, egoismo,  discriminazione, appropriazione.
Tutto ciò non può essere il cemento sul quale si regge una società ordinata.
Non può esistere una società priva di valori, di uguaglianza, di pari opportunità, di libertà di pensiero e, perfino, di libertà di credere nell’avvenire.

Berlusconi è ormai la caricatura di se stesso: un patetico egoarca senile, però ancora in grado di sedurre la componente debole anche se mai egemone della società.
Berlusconi è al crepuscolo ma, via lui, non spariranno le cicatrici di questa vacanza di classe dirigente che dura da un ventennio.
E’ inutile nasconderlo: ciò crea un grande vuoto di prospettiva.
Chi saranno i nuovi soggetti che si prenderanno cura del Paese e della società che lo occupa?
Quali saranno i soggetti che produrranno la nuova classe dirigente e con quali contenuti, quali valori di riferimento?
Basta dire che la società futura sarà della cittadinanza, sensu stricto?
Io penso di no. Una società non si regge senza idee-forza, senza idee e ideali per le quali valga la pena di battersi.

Il berlusconismo, come un tornado, ha fatto terra bruciata dietro di se e ci lascia in “eredità” un paese mortificato, senza idee, senza prospettive, senza fiducia nell’avvenire, senza cultura e senza speranze.
I giovani sono la cartina di tornasole di questo disagio, di questa estrema miseria.
Eppure al pessimismo della ragione bisogna accompagnare l’ottimismo della volontà.
Solo che la mia canizie non mi consente di vedere oltre il tunnel.
Spero tanto che le nuove generazioni sappiano trovare quelle risposte che a me mancano.

Dec 14

Presidente, la odio.

Signor Presidente,
ella si è chiesto ed ha chiesto ai suoi piu’ stretti collaboratori: “perchè mi odiano?”
Io sono un signor nessuno, uno dei sessanta milioni di italiani senza volto e senza nome, buoni solo per comparire come unità statistiche nelle rilevazioni demografiche.
Comunque, visto che lei ha fatto una domanda, per quello che conta il mio parere, vorrei risponderle.

Io sono tra quelli che la odiano. Intendiamoci: trovo l’odio un sentimento disdicevole. Ho rivcevuto un’educazione cristiana, sebbene l’abbia rinnegata; però certi valori mi sono rimasti dentro.
Nella mia vita ho cercato di essere sempre dalla parte dei deboli e di trovare mille attenuanti per chi ha sbagliato.
Eppure nei suoi confronti provo un odio irrefrenabile.
Stia tranquillo: sono un uomo di pace: faccio fatica anche ad ammazzare le mosche; perciò il mio odio non si tradurrà in altro che in un desolato isolamento.
Scuoto la testa e da lei traggo insegnamento, per me e per i miei figli, di quanto non sia esempio da imitare.

Lei non conosce me, ma io conosco lei, dai tempi in cui ella era un oscuro costruttore edile quando, sindaco Carlo Sangalli ( ora Presidente della Camera di Commercio di Milano) fondò l’Edilnord e iniziò a costruire a Brugherio.
Ricordo le sue liti con la civica amministrazione di quella città per gli abusi edilizi e come, già allora, avesse il vezzo di ottenere con la prepotenza quello che non avrebbe potuto ottenere secondo la legge.
Poi l’ho seguita nella sua avventura con Telealtomilanese e ancora con l’avvio delle Sue reti televisive.
Ricordo la legge Mammì, ricordo Craxi ( che ho conosciuto di persona) e gli indiebiti favori che ella ha ricevuto e ricambiato con sostanziose tangenti.
La conosco, Signor Presidente: abito a cento metri in linea d’aria dagli studi di Mediaset ed a un Chilometro da Milano Due, che ella ha costruito.
Non parlo per “sentito dire” ma perchè ho testimonianza diretta di quello che Ella è.

Devo dire che la Sua, non fosse una figura moralmente indecente, sarebbe da ammirare per la genialità: non ha sbagliato nulla.
E’ parito con una piccola impresa, a debiti e con finanziamenti di cui ella non ha mai bene rendicontato ed ha costruito un impero, con fredda logica e con assoluta lungimiranza.
Ella dice che è intrato in politica nel 1994; non è vero.
Lei ha preparato il terreno molto, molto prima.
Lo ha fatto comprando il Milan, con le sue televisioni. Piu’ che merci ella ha comprato coscienze.
Lei ha compreso molto bene cosa sia il marketing e quali siano le tecniche di vendita.
Non fa mai nulla che non abbia un riscontro positivo nei sondaggi.
Per lei non ha valore morale quello che fa: ella non è il “Principe”; ha un disegno preciso, che coincide col suoi nteresse personale. Però ha capito molto bene che, per avere consenso, deve azionare delle “leve”, che corrispondono ai processi di immedesimazione di emulazione.
Ella ha trasformato un perdente in un vincitore, un debole in un forte, un povero in un ricco; e questo è il suo autentico miracolo.
Tutto nella finzione, ovviamente. Però, e anche questo è un Suo “merito” Ella ha saputo rendere labile il confine tra realtà e finzione.
Ella è “nudo”, come quel famoso Re; eppure lo stuolo di cortigiani e di folle osannanti che la seguono sono pronti a giurare che ella sia bello, invincibile, munifico.
Dal Principe di Machiavelli ella ha sicuramente imparato una cosa: il fine giustifica i mezzi; ecco perchè non è mai andato per il sottile.

Per lei Lo Stato è un’azienda, la cultura un optional, la povertà un “inconveniente” come arditamente l’ha definita.
Ella ha capito bene, come il Mefistofele che “la moneta cattiva scaccia quella buona” e, piu’ ancora, che se getta a terra una manciata di monete la gente si accapiglierà per raccoglierle.
Lei , da perfetto populista si appella al popolo perchè ratifichi le sue scelte.
Ma cos’è il popolo, chi è il popolo? E’ forse un monolite che, unum corde, prende decisioni all’unisono?
No, lei lo sa benissimo, perchè è contornato da statistici, che il popolo non esiste se non come somma di tante unità che compongono l’insieme.
Ella sa che si compone e si scompone in continuazione e perciò ha bisogno di suggestioni in cui riconoscersi.
Il popolo è quello che pochi giorni prima gridava ” Osanna al figlio di David” e , poco dopo urlava a Pilato: “Libera Barabba”.
E’ quello che sotto il balcone di Palazzo Venezia urlava in delirio per il Duce che annunciava la dichiarazione di guerra alla Francia e poi, dopo vent’anni sputacchiava il cadavere del duce nella polvere, prima che fosse appeso a un distributore di benzina.
E’ quello che al nord odia i “terroni” e al sud odia i “polentoni”; è quello che si divide negli stadi, che si divide su tutto, che perde le staffe quando è in coda, quello che cerca di non pagare le tasse e, potendo, porta i denari all’estero.

Lei ha saputo trarre il peggio da questo popolo e ha fatto leva sui suoi peggiori istinti.
Ha contribuito grandemente ad affossare la nostra cultura a fare di questo paese, una volta perla della civiltà, patria della pittura, della scultura, della musica, un paese a rimorchio della peggiore cultura altrui.
Le soap opera, i programmi violenti e dozzinali che le sue televisioni somministrano al popolo, hanno contribuito grandemente a distruggere quel patrimonio di saperi che hanno fatto dell’Italia uno dei paesi piu’ ammirati nella storia della civiltà.
Ella ci ha lasciato il cafonal, l’idea che bisogna a tutti costi primeggiare, essere vincenti.
Ha convinto i poveri e gli stolti che la fortuna può “baciare tutti” e che i cieli siano sempre azzurri: basta solo essere ottimisti.

Ella ha definito la politica un teatrino; cancellando, con questo giudizio, secoli di civiltà ereditati dall’ellenismo , dal continuo interrogarsi dell’uomo sulla società, sui suoi poteri e limiti in rapporto ai diritti dell’individuo.
Si è preso burla della civiltà giuridica, ha definito i giudici “persone mentalmente disturbate”.
Ha spiegato a milioni di italiani che è meglio “avere” che “essere”.
Ha insegnato che non serve rispettare le regole; anzi: se queste non corrispondono ai tuoi personali disegni fai in modo di cambiarle.
La Casa di tutti lei l’ha trasformata nella casa dei vincitori, a qualsiasi costo e a qualsiasi prezzo, anche quello della indecenza.

Ha insegnato agli italiani che la corruzione, il rampantismo, lo sgomitare per farsi largo sono la via giusta per affermarsi e che il diritto e la ragione sono solo armi per i debili. Vae victis

Ecco perchè la odio signor Presidente, perchè lei è l’opposto di tutti quei valori in cui credo, che sono l’onestà, la sussidiarietà, la solidarietà, l’altruismo, la compassione, la valorizzazione dei saperi, delle bellezze naturali e artistiche di questo grande e meraviglioso paese.
Non credo nel demonio Signor Presidente, ma se esistesse avrebbe il suo volto.

Detto questo provo pena per lei che è stato colpito nel fisico da un atto sconsiderato.
Io, da perfetta nullità, ho solo un’arma per poterLa colpire: il voto.
Purtroppo subirò il suo potere, indifeso come sono d’innanzi alla sua forza devastatrice.
Ma me lo consenta: di quello che ella fa non c’è nulla in nome mio.
Con disistima, Daniele

Pubblicato Originariamente nel Forum

Nov 25

Fini è di destra o di sinistra?

Il titolo de “ilGiornale” in cui Fini viene chiamato “compagno” avrebbe sicuramente fatto sobbalzare il suo vecchio mentore, Giorgio Almirante.
Non tanto per la sorpresa, quanto per “l’insulto alla sua intelligenza” in esso contenuto.
Pensare che Fini oggi possa essere passato a sinistra, equivale a dire: “il vecchio (Almirante) ha sbagliato tutto, non aveva capito niente di quell’uomo…”.
Badate bene, certamente si può cambiare opinione nella vita, il passare degli anni smussa gli spigoli, accentua le curve, rende, con la saggezza dell’età, tutto più dolce, più malleabile.
Ma ci sono cose che nemmeno il tempo può cambiare, e il “fondo” della fede politica è una di queste.
Ci si può spostare all’interno di un certo “range”, di un certo schieramento, ma non si può arrivare ad un totale “salto”.
Non si può passare da destra a sinistra, non completamente.
Si possono intravedere i punti di contatto, che esistono ovviamente, quando in ballo c’è un’interesse comune come lo Stato.
Ma non si possono cambiare le fondamenta.
Ma allora, perchè Fini oggi è così “sotto tiro”, perfino più dei leader della coalizione avversaria?
Tutto nasce dalle sue esternazioni come Presidente della Camera.
Certo, quando gli è stato offerto il posto, qualcuno probabilmente ha pensato: così non può impegnarsi attivamente, e non può essere d’intralcio. In più, avremo coma coalizione un alleato in un posto importante.
Quel qualcuno ha però sbagliato i conti, non si è reso conto di come per Fini sia ben più importante la carica attuale che quella di un qualsiasi ministero o vice presidenza.
Essere una delle quattro cariche più importanti dello Stato è per una persona come Fini un orgoglio, prima che una opportunità.
E l’orgoglio è legittimo, proprio visto il passato.
A Fini è stato continaumente rimproverato di aver ricusato, di aver abbandonato, di aver “tradito” il passato.
Non lo ha tradito, lo ha rappresentato anni addietro, fin da quando era segretario del Fronte della Gioventù, ma ha capito una cosa: che doveva evolvere, andare avanti, trasformare una destra post-fascista in una moderna destra democratica.
E gl orpelli del passato, mal si addicono a questa evoluzione.
Non ha tradito i simboli del passato, semplicemente li ha lasciati alla loro epoca, alla memoria.
La memoria di un tempo che fù e che non può e non deve tornare, non in quel modo perlomeno.
Spesso mi sono trovato a citare ai giovani che oggi si definiscono di destra, un libro di Almirante, “Biografia di un fucilatore”.
Alla fine del suo libro, Almirante parla ai giovani e li esorta a non commettere più gli errori del passato.
A credere e combattere (in senso politico e civile) per i loro ideali senza ricadere negli errori che lui ha conosciuto.
E ripudiare ogni guerra, lui che ha fatto prima la guerra e poi la guerra civile (parole sue, nelle quali implicitamente dà un giudizio chiaro e lucido di cosa sia stata la guerra in Italia dopo l’8 settembre con la RSI).
Non bisogna ripetere gli errori del passato, altrimenti tutto sarà stato inutile.
Il tentativo di dimostrare che esiste una destra che NON è fascismo, che non è simboli tetri e di morte spacciati come idolatri di virtù.
Questo è quello che Fini ha fatto in questi anni. Pazientemente, anche da solo.
Riconoscere gli errori del passato è dimostrazione di saggezza, non tradimento.
E Fini lo ha fatto, apertamente e chiaramente.
Si dice che abbia perduto il seguito. Ma quale seguito?
Quello delle “pseudo-guardie” al cimitero di Predappio?
Quello dei simboli fascisti esibiti come se questi fossero rappresentazione dell’unica destra possibile?
Quello di personaggi che continuano a vivere nel passato in cerca solo di una rivincita, prima che la morte li colga con addosso la colpa dell’errore?
Tanto meglio, tutta “roba” da buttare, non serve più a niente, è solo retaggio di un passato da non dimenticare ma da consegnare alla storia, com’è giusto che sia.
E Fini è riuscito a farlo, costruendo un’immagine moderna e moderata, apprezzata soprattutto all’estero più che in Italia (Nemo propheta in patria…).

Rimane comunque il “capo carismatico” della destra italiana, perlomeno di quella che effettivamente proviene dalla storica destra dell’MSI.
Perchè in realtà oggi abbiamo diverse “destre” in Italia.
Da quella di Fini, che vuole appunto essere moderata e democratica, a quella estrema che ancora si rifà a vecchi clichè di stampo fascista, ad una nuova “destra privata”, una destra che cavalca l’ideologia per attirare il centro moderato ma che nei fatti è più propensa a fare “i propri” di interessi.

Il suo (di Fini) continuo “stoppare” le uscite di Berlusconi non è di sinistra, come “ilGiornale” vorrebbe farci bere (ed ammetto che con tanti ci riesce…).
E’ solo e soltanto l’affermare quello che un uomo di destra, o che perlomeno tale dice di essere, dovrebbe comprendere: lo Stato viene innanzi tutto e innanzi a TUTTI.
Presidenti compresi.
Chi vuole “picconare” l’ordinamento dello Stato non può essere appoggiato da chi si professa di destra, è lapalissiano!
Se non ricordo male, un giuramento, per un uomo di destra, dovrebbe ancora contare qualcosa, o no?
Si giura sulla Costituzione, si giura di difenderla, di rispettarla.
La si vuole cambiare? Nessun problema, nella Costituzione stessa è già previsto che si possa e COME si possa.
Nessuno lo nega, questo, ma lo si deve fare rispettando le regole del gioco.
Non stanno bene neanche le regole? Beh, allora mi chiedo come si è fatto a professare tale giuramento.
Comunque, anche le regole si possono cambiare, ma come imparano molto bene già i bambini, si cambiano lavorando tutti insieme.
Non secondo il volere di uno solo, nemmeno se questo dice (dice) di parlare a nome di tutti.
Se parla a nome di tutti, di sicuro non avrà problemi a dimostrarlo permettendo “ai tutti” di esprimersi così come previsto dalle regole.

Ecco, questo è essere di destra: seguire le regole dello Stato.
Lo Stato, ovvero i cittadini. Tutti.
Tutti quelli che hanno la cittadinanza Italiana sono pezzi dello Stato. Dice Fini.
Riconoscere a tutti i cittadini Italiani il diritto di voto è essere di destra. E Fini lo vuole per tutti.
Permettere ai cittadini di “raggrupparsi” in organismi rappresentativi, che si chiamino “corporazioni” o “sindacati” poco importa, è essere di destra.
Difendere la libertà è essere di destra.
Difendere i credi religiosi è essere di destra.
Non imporre allo Stato nessun credo religioso è essere di destra.

Questa è la destra che vuole Fini: una destra democratica, che riconosce lo Stato come soggetto per il cui bene supremo ogni persona deve lavorare.
Lo Stato alla base della società, perchè lo Stato è dei cittadini, è fatto dai cittadini.
E che bisogna difendere, da chiunque (chiunque) voglia minare le fondamenta dello Stato, che sono le sue Istituzioni.
Istituzioni create appositamente indipendenti affinchè mai più si ripeta il passato.

Chi attacca le istituzioni, deve essere contrastato, fermato.
Chi minaccia lo Stato, minaccia il popolo Italiano.
E la minaccia non è solo quella armata, ma anche quella ben più insidiosa della “distruzione sistematica” della verità.
Come asserire che Fini è di sinistra.

Ma allora… da dove viene l’analisi di Feltri?
Beh, è normale che sia così, quando si ha a che fare con un qualcuno che non cerca “dialogo” ma solo “uditori”, che non cerca “collaborazione” ma soltanto “approvazione”.
E’ ovvio che quando si parla dello Stato, che questo qualcuno vuole smantellare per rifarlo “a sua immagine e somiglianza”, per una persona come Fini sia più facile trovare punti in comune perfino con la sinistra.
E dove vuole andare a parare Feltri?
E’ abbastanza ovvio ed è anche semplice, per noi Italiani, leggere il messaggio contenuto: se non sei con me (anzi.. per me) sei contro di me.

Più che un messaggio… un pizzino.

Nov 09

Fumo in auto: demagogia pura.

Citazione

Demagogia è un termine di origine lingua greca (composto di demos, “popolo”, e agein, “condurre, trascinare”) che indica un comportamento politico incline ad assecondare le aspettative della gente, sulla base della percezione delle loro necessità, per ottenere consenso. Di frequente uso nel dizionario politico, con accezione dispregiativa indica il comportamento di colui che utilizza frasi retoriche ed esprime promesse inconsistenti per accaparrarsi il favore dell’elettorato, facendo spesso leva su sentimenti irrazionali e bisogni latenti nel sociale, alimentando la paura o l’odio nei confronti del nemico o dell’avversario politico. In altri termini, la demagogia è l’attività del politico che, in vista del proprio favore, spinge il popolo a fare qualcosa contro il suo stesso interesse, sviando la percezione delle necessità reali e dei progetti possibili e non immaginari.

Platone e Aristotele indicavano la demagogia come una forma di governo che deriva dalla degenerazione della democrazia e che sarebbe preludio alla tirannide o all’anarchia.
Wiki

Si sta cominciando a discutere su una proposta sul “vietare di fumare in auto”, perchè costituirebbe distrazione pericolosa.

Demagogia pura, non la si può definire altrimenti.
Perchè è sì vero che fumare in auto può (può, non è automatico…) causare distrazioni pericolose, ma se il problema è “la distrazione causata da…”, allora andrebbero vietati TUTTI i comportamenti che la possono causare, è ovvio !

Si può in qualche modo asserire che è “solo” il fumare in auto a causare distrazione?
O che questa causata distrazione sia la causa maggiore di incidenti?

Visto che si sta parlando del fumo in auto… direi che è proprio tutto “fumo negli occhi”.

Allora, il problema è la “distrazione causata da…”, questo è il problema, giusto?
Benissimo, è encomiabile che un governo si preoccupi di questo, ma dovrebbe farlo nella maniera più organica e completa, se davvero lo vuole fare.
Quindi, vanno eliminate TUTTE le cause di distrazione o di possibile distrazione.
E pensando a questo, non possono NON venire in mente tanti altri atteggiamenti che causano distrazione.
A parte l’uso dei telefonini, già vietato ma, com’è tipico in Italia, già passato nel dimenticatoio, come dimostrano tutti i filmati che abbiamo visto in televisione grazie a trasmissioni come “Striscia la Notizia” o “Le Jene”, ci sono tanti, tantissimi altri atteggiamenti che possono creare occasioni di distrazione.
Basta pensare, ad esempio, all’uso dei navigatori satellitari: sarebbero da vietare immediatamente, visto che obbligano, oltretutto, a distogliere lo sguardo anche se per poco, dalla strada.
E allora li vietiamo?
Altro esempio: le chiacchiere…
Se ricordiamo, su tutti gli autobus c’è il cartello “Vietato parlare al conducente”.
Perchè? Per non provocare distrazione.
Quante volte abbiamo visto gente che chiacchiera in auto? E che magari, proprio per questo, non si accorge del sopraggiungere di un’altra auto?
A chi non è mai capitato di spostarsi di corsia in autostrada senza accorgersi del sopraggiungere di un’altra auto?

- Distrazione è anche cercare una nuova stazione radio.
- Distrazione è cercare o cambiare il CD.
- Distrazione è anche rispondere alla morosa, o ancora peggio litigarci…
- Distrazione è maneggiare il computer di bordo dell’auto per vedere quanto si sta consumando, a che velocità stiamo andando.
- Distrazione è “sbirciare” le gambe della signorina seduta di fianco…
- Distrazione è…. tutto quello che distrae dall’esercizio stretto della guida.

Allora, se il problema è “la distrazione”, onestà vorrebbe che venissero vietati TUTTI quegli atteggiamenti che possono causare distrazione. TUTTI, non solo alcuni…

Non si può stare a guardare se uno ne causa più di un altro, perchè bisognerebbe averne la certezza, prima di farlo.

Questa proposta è puramente demagogica, vuole solo trovare un facile consenso, colpendo laddove già è in atto una limitazione, come nel caso dei fumatori.
Si fa una proposta del genere perchè ci si vuole appoggiare al sentimento già diffuso (e giustissimo) di “rifiuto” del fumo.

Ma guarda caso, si lasciano aperti tanti altri “spiragli”.

No, signori miei, non è in questo modo che si risolvono i problemi.
Se si vuole che la gente smetta di distrarsi, bisogna “educare” l’automobilista, non vietare una cosa invece di un’altra.

Altrimenti, che si vieti veramente TUTTO quello che può essere causa di distrazione, dalla sigaretta… alle donne.

Togliamo il sedile del passeggero di fianco all’autista, i passeggeri si siedano dietro, magari separati da un vetro insonorizzante.
E si elimino tutti quegli accessori che forniscono comodità ma possono (possono) causare distrazione: telefoni, computer,m navigatori, autoradio, lettori CD.

Questo dovrebbe essere il giiusto atteggiamento se davvero lo si facesse con convinzione.

Lo scegliere “cosa” crea distrazione, è solo strumentale e dimostrazione di parzialità inaccettabile.

E’ il solito esercizio di demagogia all’italiana.


Discussione nel forum

Oct 26

Le differenze tra i casi Marrazzo e Berlusconi.

La vicenda che colpisce il Presidente della Regione Lazio, Marrazzo, evidenzia una profonda differenza nei comportamenti e nei giudizi rispetto a quella con Berlusconi.
I supporter di quest’ultimo vogliono equiparare le due cose per “fissare” ancora una volta quello che è il loro concetto di base, con il quale vorrebbero “salvare” il Premier: nel privato sono tutti uguali, tutti fanno le stesse cose, tutti sono “sporchi”, quindi nessuno è colpevole di nulla.

Strano però il loro accanimento nel chiedere le dimissioni di Marrazzo, mentre, per lo stesso identico motivo, non lo ritengono necessario nel caso di Berlusconi.

C’è differenza tra i due casi? Io direi proprio di no.
Vediamo un attimo come stanno le cose e confrontiamole.
Allora, Marrazzo viene accusato di “qualcosa” che ha a che fare con la sua sfera privata, e per questo viene ricattato.
Una volta scoppiato il bubbone, si ritiene che debba dimettersi.
Berlusconi è anche lui accusato di “qualcosa” che ha a che fare con il suo privato, ma ci si guarda bene dal chiederne le dimissioni.

Questa prima differenza la fanno sia a sinistra (che strano…) sia a destra.
Francamente non la capisco… ma andiamo avanti.

Marrazzo è la terza vittima di questa “faida” volta a dimostrare che se tutti sono uguali, nessuno è colpevole di nulla…
La prima vittima è stato Boffo, linciato pubblicamente dal giornale della famiglia Berlusconi affidato al “kapò” del giornalismo italiano Feltri.
La seconda vittima, questa volta vittima del TG5 (sempre di famiglia Berlusconi), è stato il giudice “dai calzini azzurri”, per sua fortuna aggredito da un incapace emulo di Feltri, Brachino, costretto immediatamente a scusarsene (ma intanto l’avvertimento mafioso è stato inviato… e fu Berlusconi ad anticiparlo ai media… “ne vedrete delle belle su un giudice”).
La terza è oggi Marrazzo.
Di sicuro, qualcuno sarà pronto a sostenere che questi non è vittima di Berlusconi ma solo di una banda di ricattatori.

Peccato che proprio oggi si venga a sapere come Berlusconi (guarda caso) fosse già a conoscenza del video ed avesse avvisato Marrazzo.
Questo sta a dimostrare come Berlusconi sia in realtà il “grande manovratore”: la notizia gli è stata passata da quel “bel personaggio” che è il direttore di “Chi”, settimanale gossipparo del gruppo editoriale che fa capop alla famiglia Berlusconi.
Se Berlusconi non è quello che dice, ovvero il manovratore, perchè lui “non si occupa più” degli “affari di famiglia”, perchè il direttore di quel settimanale ha ritenuto di doverlo avvisare?
Perchè non ha avvisato invece, come sarebbe stato corretto se proprio si vuole avvisare qualcuno, il diretto interessato?
Perchè non si è rivolto alla magistratura per una evidente questione di ricatto in corso?

ROMA – Berlusconi lo aveva avvertito. Il governatore “sospeso” Piero Marrazzo venne avvisato del ricatto. Ossia che quattro carabinieri della sezione Trionfale di Roma avevano confezionato un video compromettente. Girato ai primi di luglio in via Gradoli.

Ad avvisare Marrazzo – confermano a “Repubblica” – fu lo stesso primo ministro. Ad un settimanale del suo gruppo editoriale, “Chi”, i ricattatori avevano infatti offerto l’intero pacchetto. E a quel punto, il direttore del periodico informò il presidente del Consiglio. Berlusconi si dichiarò contrario alla pubblicazione dell’intera vicenda. E nell’avvertire Marrazzo diede garanzie sul comportamento dei media di sua proprietà. In particolare di quelli riferibili alla Mondadori.

Una versione che lo stesso Cavaliere ha confermato ai suoi fedelissimi precisando di non essere intervenuto nella vicenda e di aver anche indicato agli “ambasciatori” del Governatore chi aveva proposto l’acquisto del video. Nella sostanza aveva suggerito di contattare i detentori del filmato per provare a ritirarlo dal mercato. Anche se, chi è stato coinvolto nell’inchiesta, non esclude che le garanzie fossero state basate proprio sulla avvenuta acquisizione e sulla messa in sicurezza del filmato.
Fonte

Il perchè è evidente: non si voleva diffonderlo ma usarlo a scopi “diversi”.

Perchè l’obiettivo non era farlo dimettere, ma solo dimostrare che “tutti commettono peccati, quindi nessuno è colpevole più di altri”.
Con questo, si vuole solo trovare un’uscita alla situazione in cui il Premier si è cacciato da solo.

Quindi, vediamo nello specifico, è una questione che attiene al privato? Certo…
Sono liberi di fare quello che vogliono nel loro privato? Certo…
Però… qualora vengono beccati, devono affrontarne le conseguenze e dimettersi.

Perchè? E’ una questione morale? C’è differenza morale tra le due situazioni?
Nessuna, a meno che si voglia sostenere (non si sa in base a quale criterio..) che sia più immorale un uomo che frequenta dei “trans” di un anziano (73 anni) che “frequenta minorenni” (Veronica Lario, ex-moglie del Premier).
C’è differenza? Direi proprio di no… altrimenti non si capisce come mai la pubblica opinione si scandalizzi tanto (giustamente) quando un anziano viene sorpreso nei giardinetti a “giocare” con i minorenni”.
Forse che la differenza la fa il parco pubblico rispetto ad uno privato, in una villa ?

- Oggi a Marrazzo vengono imputati “l’uso di auto di servizio per andare..”.
E se invece vengono usati “aerei blu” o “motovedette blu” per farsi portare a casa le escort, è diverso?

- Nel caso Marrazzo spunta la cocaina… esattamente come nel caso Berlusconi.
C’è differenza se la cocaina la porta un “trans” invece che un “imprenditore amico per festeggiare” ?

No, non c’è nessuna differenza nelle “basi” dei due casi.
La differenza sta soltanto negli atteggiamenti tenuti dai due personaggi in questione.

Perchè Marrazzo non ha usato i suoi legali per bloccare la diffusione del video (come fece Berlusconi), promettendo denunce a chi lo avesse fatto (come fece Berlusconi), chiedendo il sequestro del filmato per “violazione della privacy” (come fece Berlusconi).
Non ha usato i legali per sfruttare ogni cavillo per nascondere il tutto (Marrazzo avrebbe potuto anche farlo, visto che i carabinieri ricattatori non hanno steso verbale dopo la famosa prima perquisizione, commettendo quindi a loro volta un reato.)
Non ha a disposizione un legale fatto Ministro per stendere “leggi ad personam”.

Ha fatto quello che ci si aspetta da una persona nella sua situazione: ha ammesso, anche se comprensibilmente a fatica, e si è fatto da parte.
Poco importa se si sia dimesso o sospeso, questi sono tecnicismi che nulla hanno a che vedere con il “focus” del problema.

Perchè il focus del problema lo ha dimostrato proprio il caso Marrazzo, ed è per questo che Berlusconi si era dichiarato disponibile a “trovare una soluzione”: salvando lui (Marrazzo) avrebbe trovato la strada per salvare sè stesso.

Il problema è che a causa del loro comportamenti privati, i personaggi pubblici diventano ricattabili.

Come Marrazzo viene ricattato da quattro carabinieri, chi ci assicura che Silvio non lo sia da altri, magari “ben più in alto” ?
Chi ci assicura che dietro (ad esempio) la discussa amicizia con Putin, personaggio tutt’altro che democratico e pulito (vedasi casi dei giornalisti uccisi, della Georgia, del gas ucraino), al punto di infastidire perfino un alleato storico come gli USA, non ci sia qualcosa che Putin può “rimproverare” a Silvio?
Conoscendo (oramai…) Silvio e conoscendo le “bellezze della Russia”… non ci sarebbe poi tanto da stupirsi.
E’ ovviamente una mia ipotesi, ma possiamo con certezza escluderla?
Il ricatto, non era l’arma che la D’Addario pensava di usare nei confronti del Premier che non aveva mantenuto le promesse fatte (elezione nelle liste, intervento per una questione immobiliare..) come le intercettazioni telefoniche oggi pubbliche hanno dimostrato?

Non è lo stesso mezzo (il ricatto, la minaccia..) che ha messo nei guai Boffo?

E’ esattamente la stessa cosa: sono ricattabili, perciò non adatti a ricoprire un ruolo pubblico.

Basta pensare se quel filmato, se quelle telefonate, fossero nelle mani delle mafie. Avere la possibilità di ricattare un politico permetterebbe di accedere a tantissime “occasioni” o avere “favori” particolari.
Basti pensare a queallo che oggi stiamo cominciando a vedere sulle trattative tra Stato e mafia.

Possiamo oggi escludere che ciò sia avvenuto o che possa avvenire?

No, non si può.
Se il personaggio pubblico è ricattabile, è pericoloso per tutta la società dello Stato.

Un pensiero va anche ai tempi passati. Forse che solo oggi i nostri politici sono “pruriginosi” mentre in passato erano tutti morigerati?
Certo che no, si sa benissimo che la passione per il “sesso di Stato” Silvio l’ha ereditata dal suo mentrore, Bettino Craxi, famoso “tombeur de femme”, come diverse di queste hanno apertamente dichiarato.

Quello che è diverso, è “il come” questi politici si tolgono certi sfizi.
Questa politca imbarbarita ha raggiunto l’apice della “sfrontatezza”, della sfacciataggine.
Una volta, come dimostrano i racconti delle partecipanti, certe cose avvenivano in occasioni “pubbliche” o molto private.
Oggi, tutto è sfacciato.
Basti pensare a come tutto questo è nato:
Berlusconi ha avuto la sfacciataggine di presentarsi, con tanto di scorta, con tanto di visite preventive per la bonifica dei locali, al compleanno di una delle sue “protette”, al diciottesimo… il che giustifica benissimo l’uscita di sua moglie (frequenta minorenni… plurale).

E’ stata questa sorta di “presunta impunità” a tradirlo, questo suo senso di assoluto potere (io faccio quello che voglio, sono il capo…) a farlo cadere nel fango.

Ed oggi cerca di dimostrare che se tutti sono sporchi di fango o se perlomeno sono in tanti ad esserlo, questo non costituisca un problema.

Invece è un grosso problema, grossissimo.
Se sono in tanti, vuol dire che bisogna cambiarne tanti.

Non è ammissibile che un personaggio che ricopre cariche pubbliche sia ricattabile.
Caso Marrazzo docet.

Ergo: tutti i ricattati o ricattabili devono dimettersi o autosospendersi, facciano loro.

Ma lo facciano e si pretenda che lo facciano.

Tutti, indistintamente.


Discussione nel Forum
Oct 21

No limits

Di: Daniele

Ormai chi lo ferma piu’?
Il disegno è chiaro: cambiare la Costituzione, a colpi di maggioranza per poi sottoporla alla conferma referendaria.
Il Mule lo ha detto chiaro: “io sono eletto dal popolo e nessuno può impedirmi di governare”

Lo Stato che ha in mente il Mule non è fatto di pesi e contrappesi, di equilibrio tra i poteri.
Chi è “investito” dal popolo è l’asso pigliatutto e gli altri possono stare solo buoni, zitti e adoranti.
Non esiste un solo paese democratico al mondo dove chi ha vinto le elezioni fa e disfa a proprio piacimento.
Ovunque esistono regole, organi di controllo, organi giudicanti.
Solo nelle dittature tutto è addomesticato e subordinato al volere del dittatore.

Berlusconi dice grandi falsità: non è vero che “il popolo lo ama” ( Dio che delirio da megalomane) Alle precedenti elezioni hanno voltato l’ 80,5% degli aventi diritto.
Il Popolo delle Libertà ha ottenuto il 37,38 % dei consensi ( dunque, in termini reali meno del 32% degli italiani in età adulta).
Questo significa che piu’ di due italiani su tre non hanno votato la lista di Berlusconi.
La matematica non è un’opinione. Ora, per via della legge elettorale, il famoso “porcellum” di Calderoli, il Mule può governare con una robusta maggioranza; tanto robusta da fargli ritenere che può allegramente stravolgere la Carta fondamentale della Repubblica.
In uno stato di diritto le maggioranze non possono soffocare le minoranze, mettere il bavaglio alla stampa, proscrivere i giornalisti non allineati, rendere risibile il ruolo del Parlamento

Adolf Hitler, a differenza di Mussolini, arriva al potere democraticamente, vincendo le elezioni.
A quel tempo, nel 1933 non c’era il controllo mediatico ma, in sua vece, l’altrettanto efficace macchina di propaganda delle S.A. che, un pò con la persuasione e un pò coi manganelli e gli omicidi, “convinsero” il popolo tedesco a dare la maggioranza relativa ad Hitler; anch’egli eletto col 33% dei voti
Come andarono le cose è noto.
Il regime andò per “gradi” eliminando prima, manco a dirlo, i comunisti, poi gli oppositori scomodi, poi i moderati non nazifasciti,i giudici troppo legati al diritto e poco al regine, poi gli omosessuali, poi gli “impuri ” della razza e, infine, gli ebrei.

Tutto iniziò col bavaglio alla stampa, con l’incendio dei libri non graditi al regime.
Non c’è dittatura che non sia partita “da lontano” a fare piazza pulita; per poi arrivare alla resa dei conti anche in casa propria ( nel caso tedesco con la liquidazione, anche fisica, dellle S.A.)

A leggere le analogie con l’oggi italiano c’è da rimanere basiti: “Ma Hitler non aveva ancora la nazione in pugno. La nomina a Cancelliere di Hitler e il suo uso dei meccanismi incastonati nella Costituzione per approdare al potere hanno portato al mito della nazione che elegge il suo dittatore e al supporto della maggioranza alla sua ascesa. Hitler divenne Cancelliere su nomina legale del Presidente, che era stato eletto dal popolo. Ma né Hitler, né il partito disponevano della maggioranza assoluta dei voti. Nelle ultime elezioni libere, i nazisti ottennero il 33% dei voti, guadagnando 196 dei 584 seggi disponibili. Anche nelle elezioni del marzo 1933, che si svolsero dopo che terrore e violenza si erano diffuse per lo stato, i nazisti ricevettero solo il 44% dei voti. Il partito ottenne il controllo della maggioranza dei seggi al Reichstag attraverso una formale coalizione con il DNVP. Infine, i voti addizionali necessari a far passare il Decreto dei pieni poteri, che investì Hitler di un’autorità dittatoriale, i nazisti se li assicurarono espellendo i deputati comunisti e intimidendo i ministri del Partito di Centro. In una serie di decreti che arrivarono subito dopo, vennero soppressi gli altri partiti e bandite tutte le forme di opposizione. In solo pochi mesi, Hitler aveva raggiunto un controllo autoritario senza aver mai violato o sospeso la costituzione del Reich. Ma aveva minato la democrazia per poterlo fare.” ( da Wikipedia)

Una cosa è certa: col Mule vale il detto latino Odie mihi, cras tibi ( oggi a me, domani a te) Fini e gli uomini dei “distinguo” sono avvertiti.


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