Internet e controllo: fine della libertà? Iran docet.

In questi giorni stiamo assistendo alla tragedia in IRAN, dove il regime degli ayatollah contestato dalla opposizione e accusato di brogli elettorali sta reagendo contro le manifestazioni con una repressione feroce e violenta.

Tutto quello che abbiamo saputo fino ad oggi, lo abbiamo saputo solo grazie alla rete, ai vari sistemi di messaggistica personale o social network che utilizzati dai giovani hanno permesso al mondo intero di sapere e “vedere” quelloo che sta succedendo in quel martoriato paese.

E’ stata la più grande dimostrazione di quanto la rete possa essere utile anche in questi casi, sfuggendo al controllo centrale e diffondendo in tempo reale notizie, filmati, foto e testimonianze.

Ma … il regime sta riuscendo nel suo intento di bloccare il flusso delle informazioni.

Come? Con il controllo a livello dello Stato, come viene spiegato in questo articolo:

Nelle manifestazioni del ’68 c’era la psicosi dell'”agente in borghese che fotografava”. Al G8 di Genova si temette che vi fossero dei provocatori che alimentavano la violenza. Sono attività che possono essere svolte anche sulla rete, si possono mandare messaggi fiammeggianti e linkare un sito che è in realtà della polizia e che registra gli indirizzi IP (la targa) di tutti coloro che lo visitano. I video di youtube e le foto di flickr possono essere viste e “scaricate” sia dalla polizia che dagli amici e in seguito analizzati, anche se “pixelati” per prudenza. La rete è di tutti, dei “buoni” e dei “cattivi”, e così la tecnologia.

Si possono incrociare i messaggi con i tabulati degli sms e dei video spediti dai telefoni. Si può sottoporre ad esame – grazie a software specifici – il flusso dei messaggi inviati ai server di twitter. Nei giorni scorsi il Wall Street Journal ha denunciato la vendita di tecnologie occidentali ed in particolare europee alla polizia iraniana. Servono per registrare ed analizzare tutto ciò che si fa sulla rete e ad individuarne i responsabili.

In particolare c’è una sigla che merita attenzione. Si chiama DPI. La Deep Packet Inspection.

La DPI può analizzare i contenuti delle comunicazioni internet. E può arrivare a “capire” quale tipo di attività gli utenti stanno svolgendo. Può anche cercare – sono sempre compiti che si affidano ai computer – dentro il traffico internet alcune parole chiave che siano state predeterminate da chi usa il software. Lo fa come facevano i postini ficcanaso di una volta: intercetta la “busta” , la apre, la fruga e poi la richiude e la fa proseguire per la sua strada, come se tutto fosse a posto.

Lo stato iraniano ha acquistato questo programma nel 2008.

Quindi, lo Stato Iraniano si è attrezzato con tecnologie occidentali.

Ergo, queste tecnologie sono già in uso in occidente, solo .. non sono ancora (ancora) emerse in maniera palese perchè da noi non ci sono situazioni a quel livello.

Ma le abbiamo sviluppate noi occidentali, è per quale motivo se non per controllare la rete?

E qui si innesta il discorso sul “controllo della rete”, da tanti invocato come “soluzione necessaria” per combattere fenomeni come il terrorismo.

Di fronte a questa evenienza, combattere il terrorismo, credo che nessuno possa negare l’utilità di questi strumenti, ma c’è qualcosa che “cozza” con il concetto di “libertà di espressione” e di “diritto della privacy”.

Perchè è vero che permette di controllare, ma come viene utilizzata?

Chi ci garantisce che non venga utilizzata “in generale” per controllare tutto e tutti?

Perchè è ovvio che se voglio controllare “qualcuno” in particolare, esistono tanti modi per farlo, in maniera precisa.

Ma questa tecnologia sembra più volta ad un “ascolto” generalizzato della rete al fine di trovare eventuali messaggi terroristici o similari.

Quindi, ecco riproporsi l’annoso problema: quis custodiet custodes? (chi controlla il controllore?)

Nel film “Watchmen”, ambientato negli USA della Guerra Fredda, gira tutto intorno a questo dubbio: fino a dove ci si può spingere in nome della “sicurezza?

A molti questo sembra un problema da poco, o comunque un problema che riguarda altri.

Ma è esattamente lo stesso dubbio che ci dovremmo porre ogni volta che si sente parlare di “controllare”. E’ lo stesso dubbio che ci si dovrebbe porre quando si pensa alle intercettazioni telefoniche.

Ecco, in questo caso, in Italia, abbiamo permesso il “blocco delle intercettazioni” perchè, a detta di tanti, non è giusto che “ci ascoltino”.

Perfetto, e riguardo ad Internet? Non vale lo stesso discorso?

Eppure, anche in Italia si è sentito parlare di “necessità di controllare la rete” per bloccare la diffusione di filmati, foto e quant’altro.

Un caso lampante in questo senso è senz’altro la “bufera” che si è scatenata intorno alle gesta erotiche del nostro Presidente del Consiglio. La stessa persona che ha voluto il blocco delle intercettazioni, in nome della privacy, è il proprietario di Mediaset, società che ha denunciato Youtube per aver diffuso filmati che erano imbarazzanti per lo stesso Premier.

Curioso, non vi pare?

A cosa può portare questo tipo di “dicotomia” nelle considerazioni di legittimità? Al fatto che … ognuno si fa le regole a modo suo. Ovvero, si mette in discussione il generale diritto alla libera espressione.

Quali effetti portanno avere questi ambigui comportamenti?

Alcuni effetti si possono già vedere anche nelle discussioni che avvengono, ad esempio, nei forum. Quando qualcuno scrive qualcosa di “scomodo”, spesso e volentieri (chi ha frequentato forum o lo fa tutt’ora ne è testimone), c’è qualcuno che invoca, spesso a sproposito, la diffamazione, la “non possibilità” di citare fonti se non in possesso di autorizzazioni scritte e quant’altro sia possibile, al solo fine di censurare il tutto.

Ovvero, invece che ragionare del contenuto, si passa immediatamente alla censura del messaggio.

Questo viene permesso da una libera interpretazione della Legge, che evidentemente risulta carente o poco chiara. E’ grazie a questi buchi legislativi che certi comportamenti possono passare senza possibilità di risposta da parte di chi si trova a subirli. Come posso contestare qualcosa se per primo il Premier diventa esempio quando arriva a dire che bisognerebbe bloccare la diffusione, evitare le interecettazioni, limitare la possibilità di diffusione?

E’ ovvio che chi si trova allineato a questo pensiero, si senta legittimato a riproporlo nel proprio orticello.

Il controllo… la paura di perderlo, la paura di vedere circolare notizie che per qualcuno sono scomode, tutto questo si nasconde dietro la presunta “esigenza di controllare per prevenire”.

Ovvvero, per prevenire… te lo impedico e così siamo a posto! Perfetto!

Altro problema che si riversa nel quotidiano è CHI deve giudicare.

Chi è il controllore? Nessuno lo sa.. quindi ognuno si arrangia a modo proprio, lasciando campo aperto alla improvvisazione, all’arbitrio puro.

Perciò, a casa mia sono io che decido chi, cosa e come si può o non può. E se quello che decido io, che in termini di “privato” potrebbe anche starci, va a cozzare con le libertà garantite dalla Costituzione?

Torno all’esempio dei forum: se anche è vero che un forum è una “area privata”, nel senso che è creata e gestita da un privato, è altresì vero che è comunque una “zona pubblica”. Può un gestore di un forum limitare la mia libertà di espressione? In base a cosa? Alla sua personale interpretazione della legge ?

Certo la Legislazione vigente ha creato ancora più confusione, volendo mettere pezze ai buchi e generando altri buchi.

La legge stabilisce che io sono libero di scrivere quello che voglio in quanto “sotto la mia personale responsabilità“.

Quindi, se io scrivo qualcosa di scomodo, sono io che ne rispondo “in prima persona”, nessun’altro dovrebbe esserne ritenuto responsabile. Dovrebbe… condizionale.

Invece, essendo difficile o comunque laborioso andare a ricercare il singolo, si è trovato più semplice “accomunare” nella responsabilità anche chi ospita lo scritto, perchè diventa più facile bloccarlo. Tutto qui, solo per comodità e rapidità di… controllo e limitazione.

E si dà in mano ai singoli la possibilità di ergersi a giudice del mio scritto, in questo modo un gestore può impedirmi di scrivere qualcosa perchè “anche lui ne è responsabile”.

Ma non è questo che dice la Legge. Il responsabile dello scritto sono io, ma si è riusciti a corresponsabilizzare l’ospite per facilitare il controllo, per facilitare la lilmitazione, per generare “la paura” della ritorsione. E’ in questa direzione che vanno le limitazioni che vengono imposte ai provider: si obbligano questi (che non c’entrano nulla con quello che IO scrivo) a bloccare i contenuti, pena … una corresponsabilità che non trova nessuna giiustificazione legale, se non forzata.. e di molto.

In Francia ci stanno già lavorando… e il nostro Premier si dice “ammirato” dal suo omologo francese (stessa … statura), lo fanno per evitare il fenomeno della pirateria, dicono.

Ma intanto, mettono in piedi un sistema di controllo e limitazione.

Dove si fermeranno? E domani, chi ci assicura che quello che oggi è ancora consentito per una qualche motivo non diverrà limitato?

Certo, non siamo ancora nella situazione dell’Iran e probabilmente non ci arriveremo mai, ma già oggi, anche da noi, assistiamo a questi “picconamenti” della libetà di espressione e sentiamo da più parti invocare “il controllo”.

Non siamo l’IRAN… ma ci stanno limitando comunque, silenzionsamente, in maniera meno evidente, ma lo stanno facendo.

In maniera più subdola, passando attraverso le nostre paure o addirittura inducendoci ad averne.

E tanti piccoli censori… ne stanno già approfittando.

Molto più facile censurare che dibattere ed affrontare le questioni spinose, soprattutto quando si ha.. il “didietro” sporco.

Discussione aperta anche nel Forum

By | 2017-02-23T09:39:24+00:00 July 1st, 2009|Cultura e Società|1 Comment

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