Il caso Telecinco

Il caso Telecinco ha fornito a Berlusconi la possibilità di vantarsi “di essere innocente” e (addirittura) passare per vittima, chiedendo chi lo risarcirà del danno di immagine.

I giornali Italiani hanno commentato la notizia senza però evidenziare alcune cose, in primis il fatto che la sentenza del caso Telecinco non riguarda Berlusconi, in quanto la sua posizione era già stata stralciata per effetto dell’immunità (!) parlamentare (figuriamoci ora… impunito !), insieme a quella di Dell’Utri.

Per sapere veramente come stanno le cose, o perlomeno meglio, credo che il modo migliore sia leggere un giornale spagnolo.

Per questo, ringrazio “Chiaro di Luna” per averci tradotto l’articolo apparso su elmundo.es:

La Corte di Cassazione assolve Duran, De la Rosa e altri sei imputati
MADRID – La Corte Suprema ha confermato la sentenza del Tribunale Nazionale che assolse gli otto imputati del caso ‘Telecinco’, tra i quali l’ex direttore generale della ONCE Miguel Duran e l’impreditore catalano Javier De La Rosa, accusati di reati fiscali e truffe ai danni di varie società.
La Corte di Cassazione non ha riconosciuto in questo modo l’istanza presentata dall’avvocato dello Stato contro l’assoluzione emessa dal Tribunale Nazionale che, a sua volta, già aveva respinto l’imputazione che vedeva gli otto accusati indagati per frode fiscale.
Il verdetto del Tribunale aveva tenuto conto del voto personale del magistrato Manuel Maza Martín, presidente della giuria, che aveva approvato la linea adottata dalla Corte Suprema anche se si era trovato in disaccordo con il fatto che si fossero utilizzati come periti i funzionari dell’Agenzia dei Tributi.
In accordo con la sentenza emessa dal Tribunale nell’aprile del 2007 sono stati assolti anche il vicepresidente di Telecinco Santiago Muñoz Machado, l’ex segretario generale dell’impresa Juan Carlos López Cid-Fuentes, l’ex consigliere delegato Alfredo Messina, gli imprenditori Rafael Álvarez-Buiza e Ángel Medrano e l’ex avvocato di Fininvest Giovanni Acampora.
La Finanza e l’avvocatura erariale hanno affermato che tutti gli imputati, tra i quali il Capo del Governo italiano e proprietario del gruppo Fininvest, Silvio Berlusconi, “crearono un tessuto di affari fittizio” per occultare “ la violazione” della legge sulla Televisione privata e “violare la legge tributaria” e con le suddette operazioni evadere il fisco presumibilmente per una cifra superiore ai 90.151.815 euro.
La sezione penale della Corte Suprema ha respinto il ricorso dell’avvocato dello Stato il quale sostiene che il Tribunale Nazionale non tenne conto delle prove periziali effettuate dai funzionari dell’Agenzia dei Tributi, prove che “furono autorizzate, riconosciute e valutate” dal giudice anche se il loro contenuto “non venne considerato”.
I fatti giudicati dal Tribunale risalgono esattamente a 20 anni fa quando la Fininvest e la ONCE, quest’ultima tramite Divercisa, erano presenti con una quota del 25%, il massimo valore concesso legalmente, nella catena Tele5; nello stesso capitale entrarono poi a fare parte anche gli imprenditori Medrano e Alvarez-Buiza con il 10%.
Due anni dopo, secondo il fisco, si verificarono diversi trasferimenti fraudolenti di capitali consistenti nella vendita da parte di alcuni degli azionisti delle loro quote nella catena televisiva, quote che furono acquistate dalla ONCE e dalla Fininvest attraverso imprese vincolate indirettamente ad entrambi i gruppi che già possedevano il massimo legale concesso.
Inoltre, in accordo con il Pubblico Ministero, venne venduta una quota del 25% all’imprenditore Javier De la Rosa che, dopo aver sborsato una cifra superiore a quella richiesta dal venditore, richiese una partecipazione monetaria da parte del resto dei soci “in modo che le società colpite potessero ottenere dei ‘vantaggi’ che compensassero quella spesa”.
La sentenza del Tribunale Nazionale ha preso in considerazione la possibilità di discutere sull’ “irregolarità contabile” di alcune operazioni ma ha rilevato la mancanza di “elementi sufficienti” per attribuire al fatto l’intenzione di eludere il pagamento delle imposte.
E non si può giungere a questa conclusione, ha segnalato il Tribunale Nazionale, “sulla base della mancata dichiarazione fiscale di una serie di transazioni, prima che questa non sia stata approvata dal Ministero e prima che non si sia formalizzato il tutto in un documento pubblico” .
Allo stesso modo ha ricordato che il fisco aveva fondato la sua accusa sulle prove dei rapporti periziali e sulle interpretazioni che i periti avevano avanzato circa le clausole dei contratti e le dichiarazioni dei testimoni mentre “la valutazione del Tribunale deve basarsi sulle prove esibite durante il giudizio orale e sulla propria percezione e razionale ponderatezza”.

Traduzione di Chiaro di Luna
Art.originale su elmundo.es

By | 2017-02-23T09:39:31+00:00 July 28th, 2008|Estero, Politica|0 Comments

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