Fini è di destra o di sinistra?

Il titolo de “ilGiornale” in cui Fini viene chiamato “compagno” avrebbe sicuramente fatto sobbalzare il suo vecchio mentore, Giorgio Almirante.
Non tanto per la sorpresa, quanto per “l’insulto alla sua intelligenza” in esso contenuto.
Pensare che Fini oggi possa essere passato a sinistra, equivale a dire: “il vecchio (Almirante) ha sbagliato tutto, non aveva capito niente di quell’uomo…”.
Badate bene, certamente si può cambiare opinione nella vita, il passare degli anni smussa gli spigoli, accentua le curve, rende, con la saggezza dell’età, tutto più dolce, più malleabile.
Ma ci sono cose che nemmeno il tempo può cambiare, e il “fondo” della fede politica è una di queste.
Ci si può spostare all’interno di un certo “range”, di un certo schieramento, ma non si può arrivare ad un totale “salto”.
Non si può passare da destra a sinistra, non completamente.
Si possono intravedere i punti di contatto, che esistono ovviamente, quando in ballo c’è un’interesse comune come lo Stato.
Ma non si possono cambiare le fondamenta.
Ma allora, perchè Fini oggi è così “sotto tiro”, perfino più dei leader della coalizione avversaria?
Tutto nasce dalle sue esternazioni come Presidente della Camera.
Certo, quando gli è stato offerto il posto, qualcuno probabilmente ha pensato: così non può impegnarsi attivamente, e non può essere d’intralcio. In più, avremo coma coalizione un alleato in un posto importante.
Quel qualcuno ha però sbagliato i conti, non si è reso conto di come per Fini sia ben più importante la carica attuale che quella di un qualsiasi ministero o vice presidenza.
Essere una delle quattro cariche più importanti dello Stato è per una persona come Fini un orgoglio, prima che una opportunità.
E l’orgoglio è legittimo, proprio visto il passato.
A Fini è stato continaumente rimproverato di aver ricusato, di aver abbandonato, di aver “tradito” il passato.
Non lo ha tradito, lo ha rappresentato anni addietro, fin da quando era segretario del Fronte della Gioventù, ma ha capito una cosa: che doveva evolvere, andare avanti, trasformare una destra post-fascista in una moderna destra democratica.
E gl orpelli del passato, mal si addicono a questa evoluzione.
Non ha tradito i simboli del passato, semplicemente li ha lasciati alla loro epoca, alla memoria.
La memoria di un tempo che fù e che non può e non deve tornare, non in quel modo perlomeno.
Spesso mi sono trovato a citare ai giovani che oggi si definiscono di destra, un libro di Almirante, “Biografia di un fucilatore”.
Alla fine del suo libro, Almirante parla ai giovani e li esorta a non commettere più gli errori del passato.
A credere e combattere (in senso politico e civile) per i loro ideali senza ricadere negli errori che lui ha conosciuto.
E ripudiare ogni guerra, lui che ha fatto prima la guerra e poi la guerra civile (parole sue, nelle quali implicitamente dà un giudizio chiaro e lucido di cosa sia stata la guerra in Italia dopo l’8 settembre con la RSI).
Non bisogna ripetere gli errori del passato, altrimenti tutto sarà stato inutile.
Il tentativo di dimostrare che esiste una destra che NON è fascismo, che non è simboli tetri e di morte spacciati come idolatri di virtù.
Questo è quello che Fini ha fatto in questi anni. Pazientemente, anche da solo.
Riconoscere gli errori del passato è dimostrazione di saggezza, non tradimento.
E Fini lo ha fatto, apertamente e chiaramente.
Si dice che abbia perduto il seguito. Ma quale seguito?
Quello delle “pseudo-guardie” al cimitero di Predappio?
Quello dei simboli fascisti esibiti come se questi fossero rappresentazione dell’unica destra possibile?
Quello di personaggi che continuano a vivere nel passato in cerca solo di una rivincita, prima che la morte li colga con addosso la colpa dell’errore?
Tanto meglio, tutta “roba” da buttare, non serve più a niente, è solo retaggio di un passato da non dimenticare ma da consegnare alla storia, com’è giusto che sia.
E Fini è riuscito a farlo, costruendo un’immagine moderna e moderata, apprezzata soprattutto all’estero più che in Italia (Nemo propheta in patria…).

Rimane comunque il “capo carismatico” della destra italiana, perlomeno di quella che effettivamente proviene dalla storica destra dell’MSI.
Perchè in realtà oggi abbiamo diverse “destre” in Italia.
Da quella di Fini, che vuole appunto essere moderata e democratica, a quella estrema che ancora si rifà a vecchi clichè di stampo fascista, ad una nuova “destra privata”, una destra che cavalca l’ideologia per attirare il centro moderato ma che nei fatti è più propensa a fare “i propri” di interessi.

Il suo (di Fini) continuo “stoppare” le uscite di Berlusconi non è di sinistra, come “ilGiornale” vorrebbe farci bere (ed ammetto che con tanti ci riesce…).
E’ solo e soltanto l’affermare quello che un uomo di destra, o che perlomeno tale dice di essere, dovrebbe comprendere: lo Stato viene innanzi tutto e innanzi a TUTTI.
Presidenti compresi.
Chi vuole “picconare” l’ordinamento dello Stato non può essere appoggiato da chi si professa di destra, è lapalissiano!
Se non ricordo male, un giuramento, per un uomo di destra, dovrebbe ancora contare qualcosa, o no?
Si giura sulla Costituzione, si giura di difenderla, di rispettarla.
La si vuole cambiare? Nessun problema, nella Costituzione stessa è già previsto che si possa e COME si possa.
Nessuno lo nega, questo, ma lo si deve fare rispettando le regole del gioco.
Non stanno bene neanche le regole? Beh, allora mi chiedo come si è fatto a professare tale giuramento.
Comunque, anche le regole si possono cambiare, ma come imparano molto bene già i bambini, si cambiano lavorando tutti insieme.
Non secondo il volere di uno solo, nemmeno se questo dice (dice) di parlare a nome di tutti.
Se parla a nome di tutti, di sicuro non avrà problemi a dimostrarlo permettendo “ai tutti” di esprimersi così come previsto dalle regole.

Ecco, questo è essere di destra: seguire le regole dello Stato.
Lo Stato, ovvero i cittadini. Tutti.
Tutti quelli che hanno la cittadinanza Italiana sono pezzi dello Stato. Dice Fini.
Riconoscere a tutti i cittadini Italiani il diritto di voto è essere di destra. E Fini lo vuole per tutti.
Permettere ai cittadini di “raggrupparsi” in organismi rappresentativi, che si chiamino “corporazioni” o “sindacati” poco importa, è essere di destra.
Difendere la libertà è essere di destra.
Difendere i credi religiosi è essere di destra.
Non imporre allo Stato nessun credo religioso è essere di destra.

Questa è la destra che vuole Fini: una destra democratica, che riconosce lo Stato come soggetto per il cui bene supremo ogni persona deve lavorare.
Lo Stato alla base della società, perchè lo Stato è dei cittadini, è fatto dai cittadini.
E che bisogna difendere, da chiunque (chiunque) voglia minare le fondamenta dello Stato, che sono le sue Istituzioni.
Istituzioni create appositamente indipendenti affinchè mai più si ripeta il passato.

Chi attacca le istituzioni, deve essere contrastato, fermato.
Chi minaccia lo Stato, minaccia il popolo Italiano.
E la minaccia non è solo quella armata, ma anche quella ben più insidiosa della “distruzione sistematica” della verità.
Come asserire che Fini è di sinistra.

Ma allora… da dove viene l’analisi di Feltri?
Beh, è normale che sia così, quando si ha a che fare con un qualcuno che non cerca “dialogo” ma solo “uditori”, che non cerca “collaborazione” ma soltanto “approvazione”.
E’ ovvio che quando si parla dello Stato, che questo qualcuno vuole smantellare per rifarlo “a sua immagine e somiglianza”, per una persona come Fini sia più facile trovare punti in comune perfino con la sinistra.
E dove vuole andare a parare Feltri?
E’ abbastanza ovvio ed è anche semplice, per noi Italiani, leggere il messaggio contenuto: se non sei con me (anzi.. per me) sei contro di me.

Più che un messaggio… un pizzino.

By | 2017-02-23T09:39:23+00:00 November 25th, 2009|Politica|1 Comment

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One Comment

  1. alex 11/12/2009 at 14:57

    Interessante. Tuttavia chiunque abbia appoggiato Berlusconi deve fare molto, ma molto purgatorio, prima di essere minimamente considerato dal sottoscritto, perchè macchiato di “concorso esterno a berlusconismo”.

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