La ricetta di Marchionne

‘Mai vista una crisi così, così usciremo per primi dal tunnel’
di SERGIO MARCHIONNE

L’intervento dell’Ad Fiat nell’incontro di fine anno con i dirigenti
“Ci muoviamo in anticipo, abbiamo le idee chiare sul cambiamento”

IL 2008 è stato un anno difficile. Quella che all’inizio era considerata come una crisi ristretta al settore finanziario e al mondo americano, non si è rivelata tale, ma è passata all’economia reale. Paradossalmente, la grande forza della globalizzazione, che apre la strada ad opportunità alle quali non abbiamo mai avuto accesso prima, è anche la sua più grande debolezza. L’aggravarsi delle condizioni negli ultimi mesi e gli effetti che ancora dobbiamo vedere spingeranno tutte le economie avanzate in una fase recessiva, di cui non conosciamo né l’ampiezza né la durata. Questa crisi sta avendo un forte impatto sui prodotti durevoli e sta assumendo contorni, per le dimensioni e la velocità di contagio, mai visti prima. In poco tempo, quelli che erano i punti fermi di tutta l’industria, non solo di quella dell’auto o dei trasporti, sono stati messi in discussione. I metodi tradizionali e anche quelli più innovativi usati finora per stimare volumi e quote di mercato, per riposizionare un brand, per avviare valide azioni di marketing o di sviluppo di prodotto non sono più efficaci.
Tutto ciò non fa paura alla Fiat perché il cambiamento è parte del nostro modo di essere. Quello che è diverso, nella fase attuale, è la velocità con cui il cambiamento si è manifestato agli occhi del mondo. Ma il lavoro fatto ci ha insegnato a pensare e ad agire con estrema flessibilità. A differenza di molti altri, non dobbiamo aspettare che sia una crisi a imporci la cultura del cambiamento come una necessità. Per questo non è concepibile che un’azienda come la nostra resti ferma, immobile, senza fare nulla. Non è nella nostra mentalità. Dobbiamo fare tutto il possibile – e lo stiamo facendo – per essere noi i primi a ristabilire un rapporto con quelli che diventeranno i nuovi punti di riferimento. La prima cosa che sappiamo molto bene è da dove veniamo. Nel 2004 eravamo in una situazione drammatica. La crisi che abbiamo attraversato allora era forse peggiore di questa: era una crisi di futuro e, in più, era un dramma tutto nostro. Dovevamo fare i conti con i problemi interni e con una concorrenza che si faceva sempre più agguerrita; avevamo un’opinione pubblica che ci dava per spacciati; non avevamo elementi concreti su cui basare la nostra fiducia, al di là di quelli che stavano dentro di noi. Se alle condizioni di allora si fosse aggiunta una situazione generale simile a quella di oggi, sarebbe stata certamente distruttiva e di sicuro non saremmo qui a raccontarcelo. Ma ne siamo usciti, a testa alta. L’elemento più importante di tutti va ricercato a livello culturale. I “cinque principi chiave” su cui abbiamo rifondato l’azienda rappresentano un modo molto sintetico ma efficace per descrivere la nuova filosofia del gruppo. Una filosofia dove il merito prevale sulle conoscenze, la leadership sull’autorità, la ricerca dell’eccellenza sulla mediocrità, lo spirito competitivo su una visione egocentrica e l’affidabilità sulle vane promesse.

I momenti negativi accelerano le tendenze in corso e possono modificare lo scenario competitivo. In prospettiva, molti dei settori in cui siamo presenti sono destinati a mutare. Vedremo una ricerca attiva di sinergie industriali; probabilmente vedremo forti scosse e probabilmente nuove fasi di consolidamento. Ma alla fine di tutto questo, noi dovremo essere ancora là, pronti a ripartire. Per quanto difficile, il 2008 si chiuderà per il gruppo con un significativo risultato economico e con un trading profit che sarà il più alto nei 109 anni di storia della Fiat. Per quanto riguarda il 2009, sappiamo che ci sono incognite che nessuno riesce a valutare, neanche gli organismi internazionali più autorevoli. Si tratta di incognite legate all’evoluzione dell’economia italiana, europea e mondiale, sulle quali si leggono ogni giorno previsioni diverse, per lo più al ribasso. Gli scostamenti dalle normali condizioni di mercato non permettono, al momento, di definire in modo puntuale e attendibile le performance del gruppo per il prossimo anno. Per questo abbiamo deciso di fornire un aggiornamento ai mercati finanziari su base trimestrale.
Il 2009 sarà un anno difficile, il più difficile che io abbia mai visto in tutta la mia vita. Dovremo andare avanti aspettando che il mercato tocchi il fondo. Nessuno può prevedere oggi quali potranno essere le reali ripercussioni di questa crisi. Questo succede perché c’è stato un cambiamento strutturale nel sistema finanziario e nel sistema industriale. Sono state spazzate vie le condizioni di base sulle quali avevamo definito i nostri programmi. Sono stati cancellati i punti di riferimento e le regole del gioco, che rappresentano certezze essenziali per chiunque si debba muovere in un contesto competitivo. L’obiettivo con cui ci siamo mossi è stato quello di invertire una tendenza al declino che ha accomunato buona parte dei costruttori di automobili. Negli ultimi 35 anni il settore, a eccezione degli orientali, ha costantemente distrutto valore. La trasformazione introdotta in Fiat serviva proprio a porre un freno a questa storia di inefficienza e a chiudere con il passato. Abbiamo definito un metodo per creare valore. Abbiamo lavorato per consolidare un sistema di crescita sana. La realtà oggi ci impone di modificare radicalmente la nostra ottica. La Fiat è pronta a farlo. Questo cambiamento di prospettiva richiede coraggio, chiarezza e lucidità. Dobbiamo avere l’apertura mentale e la libertà di pensiero di chi si pone davanti a un foglio bianco ed è deciso a ricostruire tutto daccapo. I nostri programmi per il futuro devono tenere conto di questi cambiamenti strutturali e di altri che potranno intervenire, come ad esempio l’impatto degli aiuti pubblici, che rischiano di stravolgere la dinamica dei settori. L’intervento dello Stato ha toccato all’inizio le strutture finanziarie ed ora si sta allargando all’industria. Non voglio dare giudizi di merito sulle scelte dei governi. Il punto è che gli interventi pubblici a favore di alcuni costruttori portano ad un livello di disparità enorme nella competizione internazionale, perché pongono alcuni attori sopra tutti gli altri, in una posizione di vantaggio che è difficile da contrastare. Non possiamo accettare che la concorrenza venga falsata in questo modo. L’esistenza di regole uguali per tutti è un requisito essenziale in qualsiasi contesto competitivo. Credo che l’Europa debba reagire e muoversi velocemente, rendendosi conto di qual è il tema più urgente da affrontare: la sopravvivenza di un settore che conta più di 12 milioni di lavoratori. C’è un elemento ancora che dobbiamo tenere presente: il fatto che di fronte ad un settore che non ha una storia molto brillante di creazione di valore, il sistema finanziario sarà molto più cauto, diventerà più selettivo, perché il suo interesse principale sarà conservare se stesso e ridurre ogni possibile fattore di rischio.
Permettere all’industria di continuare a funzionare e garantirle i fondi necessari per investire saranno preoccupazioni secondarie. E’ necessario muoversi prima che questo diventi la normalità. Dobbiamo essere consapevoli delle minacce che abbiamo di fronte. Il modello di business al quale siamo abituati va ripensato. Il settore dell’auto sarà obbligato a trovare un nuovo tipo di gestione, che porterà ad un consolidamento, a livello mondiale, entro i prossimi 24 mesi. Non si tratta di un modello ancora definito, ma forzerà con molta probabilità nuove alleanze. Dobbiamo muoverci in maniera più condivisa per continuare ad avere accesso ai capitali, per continuare a investire, per affrontare ad armi pari la concorrenza. È esattamente questa la direzione che Fiat sta seguendo. Il mio obiettivo è quello di salvaguardare i nostri marchi, il nostro business e il nostro metodo di gestione. L’obiettivo è di rafforzare Fiat Group Automobiles, per un futuro molto più sicuro. Vogliamo proteggere la nostra realtà industriale, vogliamo dare vita ad un’azienda più grande e più forte, vogliamo che la Fiat sia un agente di cambiamento e non una vittima del processo. Dopo le sfide affrontate in questi anni, ne abbiamo tutto il diritto.
La Fiat ha due grandi vantaggi oggi. E’ la prima muoversi, avendo le idee chiare sul cambiamento che ci sarà. Lo stiamo affrontando con estrema lucidità. Il secondo vantaggio deriva dal fatto che abbiamo aperto questa partita in una posizione di forza. Arriviamo a questo appuntamento dopo aver vissuto una storia di risanamento eccezionale e dopo aver ridato vigore a una grande realtà industriale. Il 2009 sarà un anno carico di significato. Se la realtà ci cambia sotto gli occhi, anche noi dobbiamo cambiare, e cambiare di continuo. Questo vuol dire che nessuno può fare più conto sulle certezze di ieri. Sono convinto, oggi più che mai, che la più grande qualità della Fiat risieda nell’avere una squadra di leader che può dare prova di tutto il suo valore nel gestire questa fase. Senza la crisi che si è manifestata negli ultimi sei mesi, il 2008 sarebbe stato per la Fiat non solo un anno record, il migliore della sua storia, ma addirittura straordinario. L’augurio è di entrare nel 2009 con la certezza che abbiamo la forza, le capacità e la passione per costruire qualcosa di nuovo e di duraturo.

(L’autore è amministratore delegato della Fiat. Questo è il testo dell’intervento tenuto ai dirigenti del Gruppo nell’incontro di fine anno)

(13 dicembre 2008) Tratto da repubblica.it

By | 2017-02-23T09:39:26+00:00 December 13th, 2008|Primo Piano|0 Comments

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